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il paesaggio delle proposte

un po’ di numeri…

sono state consegnate 56 proposte, delle quali il 15% provenienti dall’estero (spagna, la più rappresentata, regno unito, danimarca, germania, messico).

Per quanto dichiarato dalle proposte un totale di circa 390 persone ha lavorato al concorso.

L’età media dei partecipanti è di circa 33 anni.

Il panorama dei progettisti è decisamente vario, segnale che il concorso ha saputo intercettare interessi e sezionare in maniera significativamente obliqua il panorama professionale, soprattutto italiano, ma anche europeo.

La tipologia dei gruppi partecipanti è decisamente eterogenea e spazia dai più ovvi professionisti (variamente associati), a imprese, a rappresentanti del terzo settore (associazioni, cooperative), a gruppi interni a istituzioni universitarie, a studenti.

Le competenze rappresentate sono varie. Occorre una nota: le descrizioni del gruppo di lavoro sono particolarmente dense di informazioni, da cui, a volte risulta complicato identificare con precisione delle competenze, altre volte meno. In più, abbiamo il vago sospetto che troppo spesso si faccia una certa confusione tra professionalità e competenze, anche e soprattutto nel nostro settore, definiamolo temporaneamente creativo, con il risultato di non riuscire a isolare delle specificità. Il grosso problema è che di professionalità codificate ce ne sono in fondo non molte, mentre di competenze messe lì ad aggettivarle, per dare specializzazioni, ce ne sono infinite. In tutto questo caos, abbiamo deciso, visto che non interessa, ai fini dell’analisi del concorso come sezione del mondo della progettazione, definire statistiche troppo assolute o di settore, di lavorare per tag definite, alla ricerca di sensibilità e competenze che riteniamo pertinenti per capire i partecipanti di questo concorso. Per migliorarne l’efficacia (o meglio, de-professionalizzarle e avvicinarle di più a indicatori di sensibilità) sono state ridotte ai minimi termini (su tutte: eco, sost etc.) Le tag, come suole, sono poi aggregate per macro aree. Detta in altro modo abbiamo fatto una content analysis delle radici delle competenze che hanno partecipato al concorso. Anche il modo in cui il linguaggio struttura un racconto è un indizio su un punto di vista culturale.

Primeggiano le discipline classiche della progettazione orientate all’ambiente urbano (dall’architettura all’urbanistica all’urban planning), con quasi 100 occorrenze (poco meno della metà del totale, che conta 228 occorrenze).

A esse si affiancano circa 20 occorrenze di competenze tecniche legate all’ambiente (paesaggisti, geologi, ecc.), e solo una decina di occorrenze di discipline legate al processo (solo in 4 occasioni i gruppi incamerano professionalità di partecipazione) o allo sviluppo territoriale.

Interessante il bilanciamento di occorrenze di scienze sociali, comunicazione, arti visive, management e “green”: ognuna di queste classi conta un decimo di occorrenze sul totale. sommando tutte queste competenze si ottiene una massa critica che pareggia la presenza delle discipline classiche della progettazione.

Guardando invece lo specifico dei gruppi di progettazione per l’occasione progettuale di co/A, notiamo che:

Il 52% dei partecipanti ha dichiarato di avere costituito il team di co/A appositamente per il concorso.

Il 13% ha integrato un nucleo consolidato con competenze individuate ad hoc.

Il 35% ha mantenuto la propria configurazione usuale.

La partecipazione ai documenti condivisi offerti dal bando è stata: 113 segnalazioni per le mappe di google e i google docs, più di 2000 visualizzazioni in meno di tre settimane per i minidocumentari (dimostrando un forte coinvolgimento anche delle comunità locali). Per almeno il 60% dei gruppi è stata documentata la presenza ad Auletta e Pertosa per un sopralluogo (con permanenza di 1-2 giorni)

Alcuni partecipanti hanno deciso di espandere i documenti condivisi, sviluppandone di nuovi:

un autore ha deciso di dedicare la sua rubrica su abitare alla documentazione del suo lavoro per co/A

un gruppo di progettisti ha aperto una pagina di facebook con lo stesso intento

alcuni autori hanno condiviso documenti e report, alcuni materiali video.

la giuria

prima un po’ di metodo. 56 proposte, due giorni. Sarebbe risultato un compito molto arduo per i giurati (per quanto estremamente dotati) venirne a capo.

Per tale ragione è stata effettuata una valutazione preliminare, secondo i criteri di valutazione del bando, a conclusione della quale è stata redatta una graduatoria preliminare organizzata per quattro fasce di qualità: rosso (non rispondente ai requisiti del bando), giallo (rispondente ai requisiti del bando, ma con significative criticità), verde (rispondente ai requisiti del bando con qualità), azzurro (eccellenti). Sono state identificate anche due categorie intermedie: giallo/verdeverde/azzurro.

il lavoro sulla graduatoria ha fatto rapidamente emergere una serie di tematiche centrali per la valutazione del concorso, anche tenendo presente gli obiettivi che ci si prefigge per il workshop, ossia di un momento di passaggio di consegna di un patrimonio di idee, di strumenti, di relazioni, di persone per il territorio di Auletta e Pertosa:

1_I progetti classificati come azzurri sono in qualche modo analoghi l’uno all’altro. Sono progetti in competizione,

2_risulta evidente come molto spesso oltre alle idee presentate in ciascuna proposta, emergano qualità delle persone dietro a questa proposta,

3_l’obiettivo del concorso è garantire il migliore svolgimento possibile (in termini qualità, sostenibilità ed equità) delle fasi successive del processo,

4_l’interdisciplinarità interna al gruppo non deve essere una criticità per una possibile espansione e lavoro coordinato tra più gruppi

per tutte queste ragioni, la richiesta che si è formulata alla giuria è stata questa, ben più ambiziosa che una mera analisi quantitativa della rispondenza delle proposte al bando, e basata sulla fiducia che le loro esperienze e competenze avrebbero potuto rispondere efficacemente:

i 3/5 progetti selezionati per la partecipazione al workshop devono costituire la migliore squadra possibile per garantire, in caso di prosecuzione del rapporto, agli enti banditori il miglior svolgimento possibile del processo. Anche accettando il fatto che i membri di questa squadra avrebbero potuto contraddire la graduatoria.

La giuria ha condotto le sue valutazioni solamente sui progetti appartenenti alle categorie dal giallo/verde all’azzurro, su un totale di 30 progetti.

Per rendere intellegibile la graduatoria e i criteri di valutazione, le proposte sono state (tutte e 56) disposte su tavoli in ordine crescente e dotate di una scheda, riportante una spiegazione sintetica del posizionamento e delle tag con codici cromatici.

L’uso della tag risponde alla necessità di rendere individuabili a prima vista le principali peculiarità di ciascuna proposta, e per facilitare il lavoro di selezione della giuria, per come è stato impostato, le tag utilizzate sono le seguenti:

visione:

indica proposte in cui le soluzioni progettuali proposte sono di particolare qualità

aggrega i seguenti criteri di valutazione del bando:

> rispondenza delle soluzioni proposte agli obiettivi del bando

> quantità di innovazione delle proposte

> qualità delle attività proposte

> qualità dei dispositivi proposti

> livello di coerenza interno del modello

gestione:

indica proposte in cui i modelli di gestione proposti sono di particolare qualità

aggrega i seguenti criteri di valutazione del bando:

> rispondenza delle soluzioni proposte agli obiettivi del bando

> quantità di innovazione delle proposte

> efficacia del modello di gestione

> qualità degli indicatori proposti

> fattibilità delle proposte

> livello di coerenza interno del modello

sostenibilità:

indica proposte in cui i modelli di sostenibilità proposti sono di particolare qualità. In modello di sostenibilità si comprendono la sostenibilità ambientale, sociale ma anche la sostenibilità intesa come coerenza con il territorio e dunque bassa inerzia al momento della integrazione.

aggrega i seguenti criteri di valutazione del bando:

> rispondenza delle soluzioni proposte agli obiettivi del bando

> quantità di innovazione delle proposte

> efficacia del modello di sostenibilità

> qualità degli indicatori proposti

> fattibilità delle proposte

> livello di coerenza interno del modello

parco a ruderi:

identifica proposte in cui sono presenti soluzioni di particolare interesse per il Parco a Ruderi, e dunque potenzialmente indirizzabili, nello sviluppo del processo, nelle economie per il Parco a Ruderi

modello:

identifica proposte in cui sono presenti soluzioni di particolare interesse in termini di modello di gestione e strumenti alternativi e dunque potenzialmente indirizzabili, nello sviluppo del processo, in altre linee di finanziamento

lavoro in rete: 

identifica gruppi che hanno dimostrato particolare propensione al lavoro in rete.

aggrega i seguenti criteri di valutazione del bando:

> composizione del gruppo di lavoro

> rispondenza delle soluzioni proposte agli obiettivi del bando

> integrazione ai materiali preliminari

coordinamento: 

identifica gruppi che hanno dimostrato competenze che li rendono idonei ad un eventuale ruolo di coordinamento nelle fasi successive del processo

aggrega i seguenti criteri di valutazione del bando:

> composizione del gruppo di lavoro

> rispondenza delle soluzioni proposte agli obiettivi del bando

locale:

identifica gruppi locali (aree limitrofe al sistema MIDA) distintisi per particolare qualità, in termini di proposte o di gruppo di lavoro

partnership:

identifica gruppi che hanno dimostrato di avere o di poter efficacemente lavorare in partneship con attori e iniziative in atto sul territorio.

i lavori

sabato mattina: intro

sopralluogo al Parco a Ruderi, introduzione ai lavori, illustrazione del metodo e degli strumenti, prima ricognizione tra le proposte

sabato pomeriggio:analisi verticale per competenze

i giurati sono stati suddivisi in tre gruppi di competenze, visione (giuliano, mirti, rampello), sostenibilità (martino, savarese), gestione (d’elia, montanari) ed è stato chiesto loro di scegliere, entro la conclusione della sessione pomeridiana, le 3/5 migliori proposte secondo le proprie competenze e per la costruzione di una visione integrata rispetto alle richieste del bando di concorso.

I progetti selezionati dai tre gruppi sono stati 7:

12_vida+facil_le nostre idee cercano casa qui!

24_qart progetti_Auletta paese che parla

26_agenzia aste e nodi_scenari possibili

29_allies&morrison urban architects_my Auletta

32_barra A_progetto rewind

41_lucchetti/sghedoni_can Auletta feed itself?

45_festa, stalker, perna, sudlab,vitellio, bertani, daguerre_co-commons Auletta

domenica mattina:composizione della squadra

ciascun gruppo di giurati ha introdotto i progetti selezionati e le ragioni che li hanno guidati e successivamente hanno discusso collettivamente della composizione della squadra di progettisti e dei ruoli/qualità con cui identificarli nel gruppo.

I progetti selezionati che costituiscono l’esito del concorso e dunque vengono ammessi al workshop sono:

12_vida+facil_le nostre idee cercano casa qui!

24_qart progetti_Auletta paese che parla

26_agenzia aste e nodi_scenari possibili

29_allies&morrison urban architects_my Auletta

41_lucchetti/sghedoni_can Auletta feed itself?

domenica pomeriggio:verso il workshop

in forma di tavola rotonda i giurati hanno discusso con l’ente banditore e con i coordinatori del concorso della impostazione degli obiettivi, della struttura e degli output del workshop.

Una sintesi di quanto emerso:

– all’ente banditore è chiaro il patrimonio emerso e la ricchezza dei contributi. Ha bisogno però di filtri di lettura per interpretare di ogni proposta progettuale il potenziale portato per il territorio, al di là delle idee – che non sono più al centro del processo, passando in primo piano la squadra e le competenze e professionalità delle persone che parteciperanno al workshop.

– il workshop dovrebbe dunque mettere in contatto tutti gli attori in gioco, senza pretendere un ulteriore sforzo progettuale dei proponenti ma limitandosi a creare la connessione e a far emergere potenziali punti di contatto tra i gruppi di progettisti, la pubblica amministrazione, la fondazione e gli stakeholder locali.

– il workshop dovrà inoltre rendere trasparenti il passaggio di consegne e le fasi successive del processo di trasformazione. A tal fine il workshop raccoglierà tutti i dati per mettere a punto una roadmap più chiara possibile, che raccoglierà i suggerimenti e le evidenziature della giuria.

valutazioni generali

la giuria desidera encomiare e ringraziare i partecipanti per la professionalità, qualità ed entusiasmo dimostrati nel partecipare al concorso, come dimostrato anche dai numeri.

30 proposte su 56 sono considerate più che sufficienti.

16 rappresentano proposte di buona qualità, approfondite e capaci di fornire grande qualità al dibattito aperto dal bando.

6 proposte sono da considerarsi esempi di una ottima sensibilità, capacità di gestire la complessità e di proiettarla in un orizzonte di innovazione.

Valutazioni puntuali su ciascuna proposta sono a disposizione sulla piattaforma web di co/A, oltre a tutta la documentazione fornita dai partecipanti al concorso e i formati replicabili dell’iniziativa co/A.

La giuria desidera però segnalare i progetti appartenenti alla categoria azzurro, non selezionati, per la qualità delle proposte e del team predisposto:

13_Articolture, March’ingegno, Emmaboshi Studio_Auletta, energia positiva

32_Barra A_progetto rewind

47_Accurat, francesco librizzi, parco di yellowstone, bonelli vele_strumenti per una nuova ecologia del quotidiano

la parte della giuria che si è occupata di valutare la visione delle proposte pervenute desidera inoltre segnalare i seguenti progetti:

51_franceschini, gorrea, Sanna, tepedino_i giardini di Auletta

per aver prodotto l’interpretazione più potentemente evocativa dell’intervenire sul Parco a Ruderi

49_UAAAU_senza titolo

per il potenziale dimostrato, da studenti, nella costruzione di una proposta efficace e visionaria al di là delle criticità di cui alla scheda di valutazione

in sintesi, siamo molto felici di come le cose siano andate. In termini di proposte ricevute così come della squadra che si è potuta creare per la partecipazione al workshop.

co/A è però un processo collettivo aperto, basato sulla creazione di un bene comune e su di una idea sottesa crescita collettiva, si ritiene pertanto utile, ad uso di tutta la comunità di progettisti di identificare alcune criticità significative e diffuse individuate nel corso delle fasi di valutazione.

la sfida della gestione

A fronte della natura assolutamente esplorativa e sperimentale del processo, affiancare ad una soluzione architettonica e urbanistica un modello di gestione si e’ presentata come una sfida

La risposta dei progettisti e’ stata di tre tipi:

A) alcuni progetti hanno ignorato o poco approfondito il tema del modello di gestione (o meglio, delle condizioni materiali per garantire la fattibilità degli interventi).

B) Altri progetti hanno proposto modelli di gestioni più strutturati e si sono riferiti ad esperienze o pratiche già implementate altrove. La sfida in questi casi e’ verificare la trasferibilità del modello.

C) altri hanno accompagnato le soluzioni architettoniche con un generico invito alla elaborazione di modelli partecipati e alla valorizzazione delle risorse locali attraverso pratiche virtuose (condivisione, riuso – rif. Retorica green), spesso lavorando più sul metodo (processi partecipati, coinvolgimento della cittadinanza e degli stakeholders etc.) che sul merito di concrete ipotesi di lavoro.

la retorica del wishfull thinking

In molti progetti si è riscontrata una buona dose di ottimismo nell’immaginare – alla voce “modello di gestione” – una comunità impegnata ad attuare una ricombinazione ottimale delle risorse locali in una così detta “logica di sistema”.

All’atto pratico, fare in modo che gli attori di un territorio si mettano a scambiarsi risorse materiali e simboliche in modo virtuoso e utile al bene comune è un risultato a cui tendere ma che è difficile “progettare” dall’alto o, in alcuni casi, risolvere in un generico richiamo a pratiche metropolitane e al centro dell’attenzione attuale (dal bike sharing, agli swap party, al P2P etc.).

questa famiglia di pratiche e proposte, per rispondere ad un bisogno come detto prima, eminentemente processuale, o che quantomeno prevede la costruzione di un processo di allineamento attorno ad una visione comune ha spetto condotto a quella che si definiamo:

l’effetto matrioska o l’equivoco del processo

moltissimi gruppi hanno frainteso la dimensione processuale e partecipativa prefigurata dal bando. Oggetto di tale confusione è stato la predisposizione di progetti che, invece di offrire soluzioni e risposte agli obiettivi individuati dal bando, hanno proposto processi e strumenti per la individuazione delle soluzioni progettuali. In qualche modo questo approccio tende a mettere i progettisti partecipanti al concorso nella stessa posizione dell’ente banditore e dei coordinatori del concorso, generando un effetto matrioska di processi decisionali che delegano – potenzialmente all’infinito – il momento della decisione e dunque individuazione/isolamento di idee e soluzioni concrete ed applicabili.

La predisposizione di processi decisionali più o meno partecipati, all’interno di un contesto con una ancora troppo forte asimmetria informativa, ha condotto, in moltissimi casi alla proposizione di soluzioni generiche, pregiudicando la qualità delle proposte.

La retorica della partecipazione ha mietuto molte vittime in questo concorso. Un dato è significativo: analizzando le competenze e le professionalità dei gruppi progettisti, la progettazione della partecipazione appare come una specializzazione poco presente (solo 4 occorrenze). Tale dato è interessante proprio se incrociato con l’incidenza della partecipazione nelle proposte progettuali. Ne consegue che la partecipazione è stata molta dichiarata ma poco caratterizzante delle competenze.

l’equivoco dei servizi

tralasciando questioni di letteratura e definizioni, potremmo in linea di massima partire da questo presupposto: ossia che un servizio ha tra le sue caratteristiche fondanti la capacità di predisporre e attivare la propria sostenibilità economica (sa che si tratti di generare le economie necessarie o di funzionare senza bisogno di particolari economie). Diciamo che un servizio presume di contenere il proprio modello di gestione. Moltissime proposte di co/A hanno predisposto (coerentemente con le traiettorie tracciate dal bando) sistemi di servizi più o meno complessi. Con proprietà olografica il tema della credibilità del modello di gestione (vedi sopra, la caporetto della gestione) ritorna all’interno delle proposte di servizi: i servizi (spesso derivati/rispondenti ad un voler aderire a tendenze e stili di vita ultimamente all’attenzione della comunità dei progettisti) si limitano ad essere enunciazioni vuote, nella fiducia che la semplice dichiarazione sia sufficiente a convincere. Ecco, no. La predisposizione di un servizio prevede altrettanta progettazione (forse più complessa) che una soluzione architettonica. Che non si enuncia, si rappresenta. Solo poche proposte non sono cadute in questo equivoco.

la retorica interdisciplinare

il bando di co/A caldeggiava la predisposizione di gruppi interdisciplinari per la redazione delle proposte. Interdisciplinarità di competenze messe a servizio delle soluzioni progettuali offerte. L’idea interna a ciascun team era auspicabilmente quella riprodotta nella decisione della giuria: costruire il migliore gruppo per concepire/realizzare quanto proposto. In molte, troppe proposte, interdisciplinarità è stata interpretata come una sfilata del maggior numero di professionalità possibili.

E questa cosa è facilmente individuabile all’interno delle proposte allorché isolare/individuare il contributo di ciascun professionista risulta spesso immediato. Invece della interdisciplinarità che produce un quilt o un patchwork sarebbe piaciuta una che produce un tappeto. Una in cui l’interdisciplinare non è enunciato a priori, nel team, quanto piuttosto prodotto nel risultato: un territorio neutro, in cui si sprigiona una visione terza rispetto alle discipline di partenza, capace di produrre concreta innovazione. Che poi le competenze e le ascendenze si possono sempre tracciare a posteriori risalendo il processo.

la retorica green

anche a proposito del tema “green”, ci sentiamo di segnalare una retorica emersa nelle proposte. Nel bando era caldeggiata un’attenzione alla sostenibilità, nelle molteplici accezioni che il termine può assumere. L’etichetta green, in molti progetti, è stata l’unica risposta alla domanda di esplicitazione della sostenibilità. Come nel caso dei servizi, spesso green ha rappresentato appunto un marchio e il presupposto di un elenco di possibilità solo enunciate, e non sviluppate o progettate, senza che quindi l’etichetta fosse sostenuta dagli atti.

Il green può sicuramente essere molte cose, può spaziare dagli stili di vita alle infrastrutture, dalle architetture ai modelli di sviluppo. Nelle proposte è stato però spesso affrontato quasi unicamente all’interno della matrice ambientale della sostenibilità, causando peraltro un’altra criticità: la ricorrenza di infrastrutture e di proposte che ventilano l’uso di energie alternative non consente una valutazione effettiva, perché mette in gioco variabili poco controllabili.

grazie a tutti, enjoy, ci vediamo al workshop!